Friday, April 27, 2007

BlAkE

5 comments:

Giacomo Trifoglio said...

Grande Clò! Hai messo un disegno di William Blake, io li amo i suoi disegni! Pensa che un anno ne raccolsi 12 tra quelli che erano i miei preferiti e mi confezionai un calendario fatto in casa! Quell'aneddoto che mi hai riportato mi mancava proprio. Il mio prof di letteratura inglese all'univerisità, forse per ritegno, mancò di citare questa particolarità. Comunque il buon prof. Roberto Cresti lo ricorderò sempre per le sue traduzioni dei Sonetti di John Keats pubblicati dalla Garzanti. Ne serbo una copia a casa.
Ringuardo quella frase del capo indiano è esatta, me la ricordo anch'io così. Solo non ricordo se l'ha detta Alce Nero o Geronimo, mah...

Claudio Verri said...

^_^
Controllerò di quale capo indiano si trattasse, anche se sono praticamente certo che si trattasse di Alce Nero.

Anche io adoro Blake, sia per le sue opere letterarie che per le sue incisioni!
Approfitto di qui per raccontarti un altro aneddoto.
Pare che un giorno, parlando con la moglie, le propose di prendere in casa altre donne, come concubine, per essere più fedeli alle scritture del vecchio testamento, dal momento che all'epoca usava così tra le tribù ebree.
La moglie si mise però a piangere chiedendogli per favore di non farlo, e lui, commosso, non lo fece.
Pazzo si, ma tuttosommato umano!

Giacomo Trifoglio said...

E bravo quel marpione del buon Guglielmo, voleva le concubine :-)
Ho controllato il capo indiano, mi hanno detto che fosse Toro Seduto.

Giacomo Trifoglio said...

La felicità è una cosa fatua, futile e fugace che ci ritroviamo a rincorrere sempre.
C'è chi spesso rinuncia alla ricerca della vera felicità e si accontenta di uno stato di beato stordimento e beata rassegnazione.
E il fatto che ormai da lungo tempo si sia intrapresa la strada dell'autodistruzione è dimostrato anche dagli sconvolgimenti climatici che l'uomo sta producendo e che avranno effetti irreversibili nei decenni avenire se non facciamo veramente qualcosa per arginarli.
Secondo alcuni in passato l'ignoranza poteva essere sinonimo di felicità perché non produceva tutto quel processo intellettuale di arrovellamento che porta alla scoperta della sofferenza. Mio zio buonanima, per scherzare, quando ero un bambino mi diceva - e poi rideva dandomi delle affettuose pacche sulle spalle: "Beato te Iacopo" E io. "Perché?" "Perché non capisci ancora un cazzo e vivi felice!".
Il diritto alla vita è un diritto "naturale", e riguardo agli altri diritti non penso siano artifici dialettici.
Le rivoluzioni sono periodi di rottura e di reazione alla Reazione. Ma Griffith col suo "Intolerance", già nel 1916, mostrandoci alcuni periodi storici dall'antichità alla modernità, ci volle dimostrare che l'intolleranza, la violenza e l'odio razziale sono purtroppo matrici dell'animo umano dure da estirpare.
Per quanto mi riguarda io continuerò sempre a combattere contro la colonizzazione del mio cervello e della mia vita, e quando forse un giorno sarò costretto a battere in ritirata, forse mi isolerò nella fantasia :-)

Di dire a chi incontro che il corpo che le persone occupano è in prestito me la sentirei anche :-)
La natura umana è composta dalle due facce della medaglia che costituiscono l'eterna lotta tra bene e male.
E tagliando le radici nel nostro primitivo e sano ed equilibrato rapporto con la natura, beh, certo, ci siamo ammalati e ci siamo forse resi infelici.
Buona vita!

Giacomo Trifoglio said...

Mi faccio un po' di pubblicità.

E' terminata in un piovoso sabato sera la mia seconda fatica poetica che ha visto la pubblicazione su LULU, e si va così ad aggiungere alla precente.

Per dare un'occhiata: http://www.lulu.com/browse/search.php?_shopSearch=http%3A%2F%2Fwww.lulu.com%2Fbrowse%2Fsearch.php&_helpSearch=http%3A%2F%2Fwww.lulu.com%2Fhelp%2Fsearch.php&_forumSearch=http%3A%2F%2Fwww.lulu.com%2Fforums%2Fsearch.php%3Fmode%3Dresults&search_forum=-1&search_cat=2&show_results=topics&return_chars=200&search_keywords=&keys=&fSearch=iacopo+stigliano&fSearchFamily=2

Grazie dell'attenzione e buona domenica.